Un mondo a misura di smartphone

Il progressivo affermarsi degli smartphone è un fattore da analizzare con la dovuta attenzione, e con cui il mondo del marketing farebbe bene a fare subito i conti.

A dircelo è anzitutto un elemento di tipo ‘generazionale’ che è stato ben illustrato dal Cisco Connected World Report 2012 , una ricerca commissionata da Cisco e condotta da Insight Express.

Touchscreen smartphone with Earth globe

Un’analisi focalizzata sulle abitudini della cosiddetta ‘Generazione Y’, che comprende i giovani dai 18 ai 30 anni, e che può essere definita a buon diritto come la prima vera generazione digitale. Uno studio condotto su scala mondiale, da cui emerge come lo smartphone sia considerato come un dispositivo ancora più necessario del computer portatile.

In particolare, circa il 20% del campione ha dichiarato di controllare le email, i messaggi di testo e i social media almeno ogni 10 minuti. Dati che danno la misura del rapporto ormai inscindibile tra i dispositivi mobili e la comunità dei giovani 2.0 e che disegnano i contorni del futuro.

A conferma di quanto stiamo dicendo, anche la previsione di Idc, secondo cui nel 2013 il numero di smartphone venduti supererà quello dei cellulari.

Un altro dato su cui vale la pena riflettere, soprattutto in un’ottica di marketing, è quello riportato da un’altra ricerca condotta negli Stati Uniti dalla casa editrice digitale Say Media, che racconta come negli States si stia registrando un record degli acquisti online effettuati proprio tramite smartphone.

Scendendo nel dettaglio, circa il 60% dei possessori di dispostivi mobili li usa per effettuare ricerche online sui prodotti di interesse, mentre ben il 44% utilizza il proprio smartphone per procedere all’acquisto di beni o servizi.
E a conferma di quanto scritto poc’anzi, le percentuali salgono nettamente (64% e 58%) se consideriamo solo gli utenti compresi nella fascia di età che va dai 18 ai 24 anni.

In sostanza, ciò a cui stiamo assistendo è una vera e propria rivoluzione dei processi di interazione e di acquisto tra consumatori e i brand.
Per non esserne travolte, le aziende sono chiamate anzitutto ad approntare una versione del proprio sito web che sia ottimizzata per dispositivi mobili, in modo da seguire l’utente in tutte le fasi del processo di acquisto e, contemporaneamente, a mettersi nella condizione di offrire campagne geo-localizzate in grado di aumentare la brandawarness.

In quest’ottica, l’utilizzo di strumenti come le APP telefoniche, i servizi GPS, la voice e image recognition e la portabilità multipiattaforma sono strumenti fondamentali per aumentare l’efficacia di qualunque operazione di marketing.

Un altro ‘elemento di congiunzione’ tra marketing e smartphone è rappresentato dalle possibilità offerte dai social media, e soprattutto da Twitter.
Anche in questo caso, per avere le idee più chiare, è utile citare una ricerca condotta ad hoc.

Mi riferisco allo studio effettuato dallo stesso Twitter in collaborazione con Compete, dalla quale emerge che degli oltre 200 milioni di ‘cinguettatori’, bel il 60% accede alla piattaforma social tramite tramite smartphone o tablet almeno una volta al mese.

Non solo, perché stando ai risultati dello studio, chi twitta attraverso il mobile segue mediamente un maggior numero di brand ed è molto più ricettivo alle campagne di comunicazione fatte attraverso i Twitterads.

Inoltre, gli utenti che entrano in Twitter tramite mobile sono nettamente più propensi degli altri ad accedere alla piattaforma, diverse volte al giorno.
Il che, com’è logico, indica una maggiore ‘esposizione’ alla comunicazione promossa dalle aziende sulla piattaforma social.

In conclusione, il web sta diventando sempre più un autentico compagno di viaggio dei consumatori, pronto a seguirli ovunque attraverso gli smartphone.

Al mondo del business la capacità di cogliere per tempo tutte le implicazioni che questo comporta, attrezzandosi per poter fare altrettanto.

[foto da pipnetwork.com]

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Web Marketing, “le immagini al potere”

siti_dinamici

Cinquant’anni fa, i giovani di mezzo mondo invocavano “l’immaginazione al potere”. Una frase che è stata molto più di un semplice slogan, e che al di là di qualunque valutazione su quel periodo ha indubbiamente cambiato i canoni della comunicazione conosciuti fino a quel momento.

A distanza di tanto tempo, possiamo affermare che quel concetto si è trasformato in “l’immagine al potere”. Un fenomeno che ha investito diversi settori della nostra società, non a caso definita come “la società dell’immagine”,ma soprattutto quello della comunicazione.
A partire da quella tradizionale, dove abbiamo assistito a una crescente attenzione al contenuto visivo rispetto a quello verbale, fino a giungere a campagne pubblicitarie fatte di sole immagini.

E anche oggi, che ci troviamo a vivere nell’era del web, sembra che una bella immagine catturi l’attenzione degli utenti molto più di tante parole. Anzi, proprio l’enorme quantità di contenuti che ogni giorno sommergono i consumatori li portano a compiere una sorta di selezione basandosi proprio sulle immagini a essi associate.

Un dato che assume una rilevanza fondamentale soprattutto per il mondo del marketing.
Un mondo alle prese con mutamenti continui, e dove alle immagini ‘statiche’ si stanno aggiungendo anchequelle dei video multimediali, la cui importanza cresce di giorno in giorno.
Un fenomeno che affonda le proprie radici nella sempre maggiore disponibilità della banda larga, che permette una visione di qualità eccellente attraverso i diversi devicedisponibili, rendendo il web uno strumento sempre più televisivo.Basti pensare alla quantità di cosiddetti ‘viral’ prodotti dalle aziende e fatti circolare in rete, o alle tante tv alternative, Apple Tv su tutte, che nascono proprio dalla rete.

A questo si aggiunga l’esplosione dei social media e delle opportunità che ne derivano. In tal senso, vale la pena citare una ricerca condotta da David Eldeman, specialista di digital marketing di McKinsey, che pone in evidenza il crescente potere delle immagini dando anche un paio di preziosi consigli per sfruttarlo al meglio.

Anzitutto, Eldeman invita le aziende a integrare la propria strategia di social media marketing intensificando l’uso delle immagini. Una politica che, a dir la verità, diverse imprese hanno già iniziato a seguire, investendo soprattutto sull’integrazione tra immagini e App e diffondendola sempre più sui dispositivi mobile.

Ma, per Eldeman, la vera chiave è rappresentata dal coinvolgimento degli utenti, sfruttando le opportunità offerte dal mondo ‘social’. In sostanza, è fondamentale invogliare i consumatori a pubblicare le foto dei prodotti che hanno acquistato. Un escamotage che non solo consente alle aziende di ampliare il proprio target, ma anche di analizzare più approfonditamente l’uso che viene fatto dei propri prodotti.

Sempre in tema di immagini, è interessante analizzare come i principali brand italiani usano i servizi di contentdistributioncome YouTube, Flickr, Pinterest e Slideshare per promuovere il proprio brand.A dircelo è una ricerca effettuata da Lundquist, un’azienda specializzata che opera nel campo della comunicazione corporate online, che ha analizzato il comportamento delle 100 aziende più importanti del Paese.

Stando ai risultati dello studio, il 66% delle imprese predilige YouTube, sebbene siano sorprendentemente poche quelle che dispongono di canali personalizzati, al contrario di quanto accade, ad esempio, negli Stati Uniti.

Secondo in classifica, ma a grande distanza, troviamo Pinterest, utilizzato da 18 aziende per postere immagini per lo più di tipo commerciale. A seguire Slideshare e, come fanalino di coda, ecco Flickr usato da 14 imprese.

In conclusione, possiamo dire che il corretto uso delle immagini nel marketing digitale è uno degli elementi che possono determinare il successo di un’azienda. L’importante, come sempre, è cercare di anticipare il cambiamento anziché seguirlo.

[photo credits webserviceonline.it]

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Quali i trend della comunicazione nel 2013? Facciamo il punto. Zero.

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Una volta tanto, non ci sono dubbi.Per il settore della comunicazione, il 2012 è stato l’anno della definitiva affermazione del 2.0. L’esempio più eclatante proviene da uno dei media più tradizionali e conosciuti in tutto il mondo, quel Newsweek che ha annunciato l’addio definitivo alla carta stampata uscendo per l’ultima volta nelle edicole con un titolo destinato a fare la storia: #LastPrintIssue. Anche in Italia, non sono mancati segnali evidenti delle conseguenze prodotte dalla ‘rivoluzione 2.0’. Basti pensare che Mario Monti, che certo non appartiene alla ‘generazione digitale’, ha scelto di annunciare ufficialmente la sua ‘salita’ nell’agone politico attraverso Twitter.  Non solo, perché ha anche dato prova di conoscere tutte le malizie del mondo del web, usando il gamification  per dare inizio alla sua campagna elettorale.

Ben più arduo, invece, è prevedere cosa succederà in questo 2013 appena iniziato. L’unica certezza che abbiamo, è che continueremo ad assistere all’evoluzione delle forme della comunicazione. Il dato che a mio giudizio appare però più interessante, è che tali cambiamenti non riguarderanno tanto ulteriori innovazioni tecnologiche, che pure non mancheranno, quanto piuttosto un diverso modo di utilizzare gli strumenti esistenti. Un numero crescente di persone si doteràdi mobile device“intelligenti” e sceglierà i social network come canale preferenziale per tenersi in contattoe informarsi e, in definitiva, ci avvicineremo a piccoli passi a quello che possiamo definire il web 3.0.

Un web che immaginiamo sempre più pronto a rispondere alle esigenze che si manifesteranno con il passare del tempo, capace di evolversi in funzione dei mutevoli bisogni deiconsumatori e che, in definitiva, sarà più che mai useroriented.

Un percorso probabilmente non lineare, che seguirà strade parallele ma differenti, ma che porterà a una realtà con caratteristiche piuttosto diverse da quelle a cui siamo abituati.

Volendogli dare una definizione filosofica, quello che ci attende nel prossimo futuro è una sorta di ‘web olistico’, ossia uno strumento che sia sempre più orientato al benessere personale degli utenti. È la tesi sostenuta da due professionistidel settore come il sociologo della comunicazione Gabriele Cazzulini e il giornalista Antonio Savarese. Il primo, in un articolo apparso sul sito della Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiane), afferma come la tecnologia del prossimo futuro sarà improntata ad un nuovo ‘umanismo’,  sempre meno patrimonio di pochi e sempre più al servizio di tutti.

La stessa idea, esplicitata in forma di desiderio,espressada Savarese, il quale, intervistato da un’agenzia di comunicazione, così si pronuncia: “Vorrei che ci fosse una fase di consolidamento dove non si inventino più nuove tecnologie ma semplicemente si inizi ad usare quelle che sono già disponibili applicandole in settori dove è tangibile il valore per gli utenti finali. Non bisogna mai dimenticare che la tecnologia è unmezzo e non un fine”.

Personalmente, credo che una conferma delle caratteristiche che avrà il “web 3.0” sia costituita dalla crescita del Creative Commons, un fenomeno che per sua stessa natura tende a sviluppare una condivisione sempre più generalizzata dei contenuti, semplificandone le forme di accesso e di utilizzo.

D’altronde, quale scopo ha la tecnologia se non quello di migliorare la vita al maggior numero possibile di persone?

[foto da holisticsolutions.eu]

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